Framferði sjókvíaeldisfyrirtækjanna á Íslandi er til umfjöllunar í ítarlegri fréttaskýringu í ítalska stórblaðinu La Repubblica, en blaðamaður þess var hér á landi fyrr í vor.
Meðal annars er fjallað um hversu hroðalega meðferð eldisdýrin þurfa að þola í sjókvíunum.
la Repubblica ræðir bæði við Benediktu Guðrúnu Svavarsdóttur frá VÁ félagi um vernd fjarðar og Jón Kaldal, talsmann IWF:
„Un no alle licenze che vogliono dare ad allevamenti che qui, nel fiordo di un’area incontaminata e turistica, vogliono aprire per allevare 10mila tonnellate di salmoni. Sarebbe un disastro, non possiamo permettercelo: per questo combattiamo, per il fiordo, per la natura“ dice prima di rispondere a una chiamata al telefono con una politica locale. Benedikta, insieme a Jon Kaldal di Icelandic Wildlife Fund, si batte in prima linea ogni giorno per ottenere risposte dal governo: chiede loro di intervenire, di porre limiti alle concessioni, di fermare nuovi allevamenti mettano a rischio i salmoni selvatici.
“Muoiono per parassiti, batteri: soffocano”
„Bisogna capire che gli allevamenti in mare aperto sono devastanti sia per i fiordi sia per i salmoni selvatici lontani, rischiando di danneggiare la loro genetica. La mortalità di questi allevamenti è oscena, ma nessuno ne parla. Muoiono per parassiti, batteri: soffocano. Qualcosa di inumano che va fermato“ dice Kaldal. La Icelandic Wildlife Fund, insieme agli altri attori, nel frattempo ha avviato una causa legale nel tentativo di bloccare gli allevamenti.