Áfram fjalla erlendir fjölmiðlar um víðtæka skaðsemi opins sjókvíaeldis, á umhverfið, lífríkið og afkomu fólks í sveitum landsins.
Aðalmyndin sem fylgir þessari ítölsku fréttaskýringu er frá mótmælum bænda á Austurvelli haustið 2023. Hún sýnir eldislaxa sem skilað var til Alþingis. Þetta er aðeins lítið brot af fiskum sem voru fjarlægðir úr ám víða um land í kjölfar þess að Arctic Fish lét mikinn fjölda eldislaxa sleppa úr sjókví í Kvígindisdal í Patreksfirði.
Rætt er við talsmann okkar hjá Íslenska náttúruverndarsjóðnum í fréttaskýringunni.
… “È straziante scoprire che un prodotto commercializzato come proveniente da un allevamento sostenibile nelle incontaminate acque dell’Atlantico settentrionale sia in realtà il risultato di una crudeltà sugli animali senza pari”. Jón Kaldal fa parte dell’Icelandic wildlife fund (Iwf), un’organizzazione che lavora per la protezione ambientale in Islanda, in particolare per la salvaguardia dei salmoni selvatici che popolano i fiordi dei mari del Nord, messi a rischio dagli allevamenti intensivi in acquacoltura. “Non c’è stata ancora nessuna presa di posizione da parte del nuovo governo – aggiunge – nonostante il parlamento islandese discuterà in autunno la nuova legislazione sull’acquacoltura”.
A marzo in Islanda è stata avviata un’azione legale contro Kaldvík, una delle principali aziende di acquacoltura, con l’obiettivo di revocare le autorizzazioni per gli allevamenti in reti aperte nei fiordi di Patreksfjörður e Tálknafjörðu, nel nord est dell’Isola. L’indagine della polizia è partitaa seguito di segnalazioni di mortalità di massa nell’allevamento – confermate dall’Autorità alimentare e veterinaria islandese (Mast) –, dove tra novembre 2024 e febbraio 2025, quasi 1,2 milioni di salmoni sono morti “a causa di gravi negligenze, condizioni di trasporto estreme e scarsa qualità dell’acqua di mare”.
…
L’allevamento del salmone atlantico, un disastro ecologico
Dalla Norvegia fino all’Islanda, habitat della specie del salmone atlantico del Nord, sono molti i casi denunciati dalle associazioni ambientaliste di maltrattamenti, danni ambientali e frodi alimentari. L’organizzazione Icelandic wildlife fund è attiva da otto anni in Islanda per denunciare il disastro ecologico acuito dalla crisi climatica, che sta portando all’estinzione del salmone atlantico del Nord, la cui popolazione continua a diminuire.Il caso di Kaldvík evidenzia le storture del sistema. “L’obiettivo di questa industria era creare un animale di grandi dimensioni e in rapida crescita – spiega Kaldal –, gli allevamenti ci sono riusciti, ma il risultato è un pesce simile a Frankenstein: tutti i salmoni d’allevamento soffrono di problemi cardiaci, la colonna vertebrale e il cranio sono spesso deformi a causa della crescita troppo rapida e più della metà perde l’udito”. Ma il problema principale riguarda la presenza dei pidocchi di mare, che colpiscono gli animali quando sono stipati in gabbie sovraffolate. Questi parassiti, che si attaccano alla pelle e si nutrono del sangue, possono causare gravi danni ai pesci, riducendo le loro difese immunitarie e aumentando la vulnerabilità ad altre malattie.
…
Molti danni ambientali, poca occupazione
Per denunciare le sofferenze causate agli animali e il disastro ambientale dovuto agli allevamenti intensivi nel mare islandese, si sono mobilitate la società di abbigliamento Patagonia e l’artista islandese più iconica, la cantante Bjork, che ha donato tutti i profitti della canzoneOral, realizzata con la popstar catalana Rosalía, alla campagna Aegis, promossa da no profit locali, tra cui la Icelandic wildlife fund. Aegis affronta le conseguenze dell’acquacoltura, come l’impatto ambientale prodotto dalle reti delle gabbie rivestite di ossido di rame, un metallo pesante pericoloso per l’ecosistema.Nell’allevamento in gabbie a rete, inoltre, si utilizza una grande quantità di plastica: sacchi a rete, galleggianti, tubi di alimentazione. “In ogni gabbietta – spiega Kaldal – ci sono chilometri di tubi attraverso i quali vengono soffiati pellet di mangime. Questo processo consuma rapidamente i tubi e una grande quantità di microplastica inquina il mare”.
A fronte di gravi danni procurati all’ambiente, risulta esigua la forza lavoro impiegata: nel 2023 in Islanda lavoravano nel settore circa 330 persone, vale a dire lo 0,2 per cento della popolazione. Una buona parte degli islandesi non vede di buon occhio l’allevamento intensivo, tant’è che da un sondaggio condotto dall’istituto di indagini statistiche Gallup, il 65,4 per cento ha un atteggiamento negativo nei confronti di questo settore e quasi il 60 per cento vorrebbe mettere al bando l’acquacoltura.
Detto ciò, l’allevamento intensivo del salmone rimane un business di enormi dimensioni. “In Islanda è molto attiva la lobby Iceland fisheries – conclude Kaldal – e anche capire il punto di vista del governo è complicato. Oggi sembra che qualcosa si stia muovendo, è stato annunciato che l’esecutivo lavorerà a nuove leggi per regolamentare questa industria. Vedremo se le promesse saranno rispettate”.